La Biennale di Venezia punta (ancora) sul 2020. Le date delle manifestazioni

A un mese e mezzo dal rinvio della data di apertura della Biennale Architettura 2020, passata dal 23 maggio al 29 agosto di quest’anno, la Biennale di Venezia torna ad aggiornare il proprio calendario. Eccezion fatta per il 48. Festival Internazionale di Musica Contemporanea – diretto da Ivan Fedele, è in programma dal 25 settembre al 4 ottobre -, balzano in avanti le kermesse dedicate al teatro e alla danza, che non si terranno tra giugno e luglio. Nel dettaglio: il 64. Festival Internazionale del Teatro, diretto da Antonio Latella, si svolgerà dal 14 al 24 settembre; il 14. Festival di Danza contemporanea, la cui direzione è affidata a Marie Chouinard, è atteso dal 13 al 25 ottobre. Nessun aggiornamento è stato comunicato in merito ai due “appuntamenti clou” del 2020: la 17. Mostra Internazionale di Architettura, che avrà durata trimestrale, resta confermata dal 29 agosto al 29 novembre e sarà accompagnata da 15 eventi collaterali; la 77. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica avrà luogo dal 2 al 12 settembre.

COME VIVREMO DOMANI?

Per il momento, dunque, l’istituzione presieduta da Roberto Cicutto non interviene adottando scelte drastiche, irreversibili e inevitabilmente dolorose, come la cancellazione di parte del proprio palinsesto. Ricorre, invece, alla rimodulazione del calendario, un’opzione che lascia aperte tutte le opzioni. In ogni caso, si può provare a ragionare sugli scenari che potrebbero delinearsi nelle prossime settimane, anche in considerazione della dimensione, ormai globale, raggiunta dall’emergenza sanitaria. A questo punto l’evento più imminente, sebbene atteso per la fine di agosto, è la Biennale Architettura, che dato il suo carattere espositivo solleva una serie di questioni. Si tratta di domande legate sia alla mobilità di “uomini e mezzi” – curatori, addetti del settore, maestranze impegnate nelle fasi di trasporto e allestimento della mostra e nella pianificazione complessiva dell’appuntamento –, sia alla concreta fattibilità di un’occasione di incontro di respiro internazionale. How will we live together? è la – profetica – domanda lanciata da Hashim Sarkis ai partecipanti alla 17. Mostra Internazionale di Architettura. Ed è senza dubbio su quel “together” e sulle sue declinazioni che oggi, ancor più di prima, appare necessario soffermarsi e interrogarsi.

IL “CASO AUSTRALIA”

Cosa accadrebbe se la più importante manifestazione internazionale del settore architettura venisse eccezionalmente annullata? Quali sarebbero le conseguenze per Venezia, per l’Italia e, non da ultimo, per la ricerca in ambito architettonico? È possibile valutare una rimodulazione del format espositivo, sperimentando un’alternativa con contenuti digitali? E se, invece, l’evento si aprisse nelle date comunicate (ovviamente garantendo il rispetto delle prescrizioni che ci accompagneranno anche nei prossimi mesi) e la Biennale di Sarkis si traducesse nella prima “iniziativa globale post-pandemia”? E, ancora, se fosse proprio questo evento, che incoraggia a ragionare sul valore (anche sociale) dell’architettura, ad avviare il rilancio turistico-culturale del Paese? Mentre il dibattito attorno a queste e altre traiettorie resta aperto, ad alimentare la discussione è anche la notizia del ritiro dalla kermesse lagunare dell’Australia. Nei giorni scorsi, l’Australian Institute of Architects ha comunicato di rinunciare all’apertura del proprio padiglione nazionale, che quest’anno avrebbe dovuto ospitare la mostra In | Between, curata da Tristan Wong e Jefa Greenaway. Le preoccupazioni connesse con la salute dei soggetti coinvolti nel progetto, unite a motivazioni di tipo economico, hanno spinto l’istituzione australiana verso questa scelta. Sarà una posizione che verrà condivisa anche da altri partecipanti? Le esigenze messe in evidenza dall’Australia incoraggeranno la Biennale e lo stesso Hashim Sarkis a introdurre misure e strumenti in grado di assicurare comunque la portata internazionale dell’evento?

– Valentina Silvestrini

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