Romaeuropa Festival non si ferma. Il programma 2020

Continuiamo l’indagine all’interno del vasto panorama dei festival, che dall’estate ci accompagnano fino alla fine dell’anno. Sempre più convinti che il polverone di commenti e opinioni creatosi in questi mesi, intorno all’attuale situazione delle arti performative, sia spesso fine a se stesso, se non addirittura controproducente, ci teniamo a sostenere uno spirito propositivo. Questo vuol dire essere consapevoli della reversibilità della condizione attuale, che ci riporterà, seppure tra un tempo che ci sembra lungo, a rivivere i teatri e gli spazi di socialità, forse con uno spirito diverso, forse con ancora maggior desiderio. Nell’attesa di politiche economiche a sostegno della categoria degli artisti, che come altri lavoratori si trovano nell’impossibilità di svolgere il proprio mestiere, richiediamo a chi opera nel settore di far tesoro di questo tempo, sfruttarlo affinché qualcosa di positivo sia prodotto e sfruttabile, anche per il post-pandemia, quando tutto tornerà alla normalità. Una pandemia non è per sempre ma il tempo perso non è recuperabile, e allora non perdiamolo!

DALLA BIENNALE A ROMAEUROPA

Così, mentre La Biennale di Venezia annuncia nuove date pur di mantenere in programma il festival di teatro e quello di danza, non più previsti per giugno e luglio, ma spostati nella seconda metà di settembre e ottobre, speranzosi che la situazione evolverà positivamente, il Romaeuropa Festival si avvicina alla sua trentacinquesima edizione presentando il proprio programma per come è stato ideato e costruito prima della crisi. Un “segno di presenza e speranza per gli artisti e per il pubblico”, come si legge nello statement che, online, introduce il nuovo calendario di eventi e attraverso cui lo staff del festival tiene ad affermare il proprio sostegno alla comunità di artisti e lavoratori dello spettacolo e a sottolineare che “se dovessero essere riconfermate le attuali misure di distanziazione e di interdizione pur parziale alla mobilità internazionale,  cercheremo di trovare  le modalità  per rinnovare la nostra presenza anche in altri formati”. Nell’incertezza del se e del come i progetti presentati potranno essere ospitati, vi è un impegno a mantenere viva l’offerta artistica.

IL PROGRAMMA DI ROMAEUROPA 2020

In programma dal 23 settembre al 22 novembre, Romaeuropa Festival 2020 propone anche quest’anno tanti nomi internazionali, molti dei quali per la prima volta a Roma, senza dimenticare gli artisti italiani. Si ispira ai movimenti degli stormi di rondini e dei banchi di pesci, nonché al mutare della natura, il lavoro della Compagnie XY, folta compagnia di circo francese che apre il programma in collaborazione con il coreografo Rachid Ouramdane.
Tra le nuove proposte degno di nota è anche il lavoro di Ersan Mondtag, giovane stella del teatro-danza tedesco, che porta in scena le gemelle Bokongo Nkumu, esponenti della scena hip-hop belga, per raccontare la storia quotidiana, tra passato e presente, di una donna prossima al gesto estremo del suicidio. Affrontano altrettanti temi di attualità legati al presente gli spettacoli del palestinese Bashar Murkus (in Hash il protagonista, prigioniero della propria abitazione, fra controllo ‒ o autocontrollo? ‒ fa i conti con la propria pulsione al consumo e all’inerzia). Il tema dei migranti e della loro tragica morte in mare, dal ’93 a oggi, è centrale in uno dei due spettacoli presentato dal coreografo e regista israelo-bielorusso Arkadi Zaides (in collaborazione con Teatro Biblioteca Quarticciolo e Spellbound Produzioni). Tra gli italiani ricordiamo la rinnovata collaborazione tra la poetessa Mariangela Gualtieri e il coreografo Virgilio Sieni, il ritorno di CollettivO CineticO e di Enzo Cosimi, ognuno con un nuovo progetto. E quando si parla di nuovi progetti, a che punto sarà la produzione in tempi di distanziamento sociale?
Abbiamo approfittato dell’annuncio di Romaeuropa per condividere con Fabrizio Grifasi, direttore generale e artistico del festival, alcune considerazioni e domande sul presente e sul futuro prossimo del teatro.

L’INTERVISTA A FABRIZIO GRIFASI

È bello sapere conoscere le date del momento in cui potremo tornare a vivere il teatro dal vivo. Grazie per non aver rinunciato ad annunciare il lavoro di programmazione che avete svolto finora, tenendo conto della situazione e delle difficoltà ma indicando un mese e dei giorni. Quali misure state immaginando affinché questo sia possibile? Formati diversi o diversa fruizione degli spettacoli?
Intanto aspettiamo di conoscere le indicazioni delle autorità, alle quali dovremo naturalmente adeguarci, e speriamo arrivino in un tempo ragionevole che ci permetta di organizzarci.
Stiamo però già considerando che potrebbe esserci richiesto di applicare i criteri di distanziazione attualmente previsti e abbiamo costruito un modello di riduzione delle capienze delle sale per rispettare il metro quadrato per spettatore. Inoltre immaginiamo che sarebbe necessario l’uso delle mascherine e dei guanti per pubblico e personale, il controllo della temperatura all’entrata, l’operatività dell’app Immuni, la distanziazione nelle file di accesso, l’uso esclusivo della biglietteria online, un’organizzazione degli accessi e delle uscite dalle sale strutturata per gruppi per evitare imbuti in entrata e soprattutto in uscita a fine spettacolo. Naturalmente queste misure sarebbero valide anche per il personale tecnico e di accoglienza. Infine, stiamo valutando la complessità dei montaggi e degli smontaggi luci, suono e scene di ogni spettacolo e la loro compatibilità con la sicurezza del nostro personale. Ovviamente queste ipotesi si dovranno armonizzare con il rispetto della sicurezza per gli artisti sul palcoscenico.
È quindi possibile che il risultato finale sia una riconsiderazione del programma, la scelta di operare in sale piccole, con formati artistici agili, con diffusione in streaming.
Fortunatamente abbiamo ricevuto dagli artisti la massima disponibilità per lavorare assieme sui singoli progetti al fine, appunto, di renderli compatibili e programmeremo nel REf21 gli spettacoli che, eventualmente, non si potranno adattare o gli artisti che non potranno viaggiare.

Quando l’emergenza sanitaria terminerà, ci sarà qualcosa di interessante da non dimenticare? Ovvero, pur fuori dai teatri, c’è qualcosa che abbiamo appreso in questo tempo e che, secondo lei, potrà essere motivo di crescita anche, e perché no, nell’ambito delle arti performative?
Una simile esperienza ci marcherà nel profondo in maniera indelebile. Abbiamo rivoluzionato, per la prima volta nella nostra vita, il rapporto con il tempo, con i pensieri e le emozioni, con i nostri cari con i quali ci siamo trovati a vivere così intensamente qualcosa di inaudito. E in tutto questo c’è un aspetto fortemente positivo, al netto dell’ansia e dei timori sanitari ed economici.  C’è la percezione che il ritmo frenetico impresso alle nostre vite non sia l’unico modello possibile. Probabilmente non il più sano né per noi né per la natura e, mi permetto, anche per il sistema produttivo dell’arte e dello spettacolo.
La speranza è che la ripartenza porti con sé queste riflessioni nutrendosene. E immagino che come sempre gli artisti, o quanto meno alcuni di loro, saranno capaci di metabolizzare ed elaborare le proprie riflessioni trasformandole in materiale sensibile e poetico che vorranno condividere con tutti noi.

‒ Chiara Pirri

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