Visionari digitali. Michel Redolfi e i concerti subacquei

Negli ultimi anni il salto quantitativo e qualitativo degli strumenti digitali ha portato a una quotidianità dei nuovi media che ha cambiato molte cose nella ricerca e nella produzione di opere digitali. Questo ci fa ridefinire le opere che hanno segnato la nascita, nel periodo fra Anni Ottanta e il primo decennio del XXI secolo, di una serie di ipotesi estetiche e di lavori creativi molto visionari e molto innovativi. Lavori che prendevano concetti e nuovi strumenti e ne affrontavano le ipotesi e le ricadute più ardite. Per esempio il tema del corpo come punto di contatto e di comunicazione.
La complessità poi degli strumenti digitali rendeva difficile e gravosa la libera utilizzazione e realizzazione dei progetti, ragione per cui gli artisti digitali hanno spesso un ruolo di “attraversamento” del mezzo, cambiando obbiettivi con frequenza e facendo salti di linguaggio. E per diversi anni il linguaggio dei nuovi media si è trasformato rapidamente e, nelle mutazioni vertiginose che abbiamo vissuto, ogni volta sono state create nuove ipotesi creative a partire dalle modalità dei nuovi software e dispositivi. La particolarità di alcuni media era per esempio la stretta contiguità fra corpo e tecnologia. Quindi il corpo viene chiamato a svolgere una funzione centrale come interfaccia e le tecnologie cercavano di coinvolgerlo in ogni modo. Su questo tema un enorme quantità di sperimentazioni sono state fatte, a riprova del fatto che i nuovi media hanno saputo lanciare stimoli verso la realizzazione di progetti ambiziosi e innovativi.

L’ESEMPIO DI MICHEL REDOLFI

Il musicista elettronico Michel Redolfi (Marsiglia, 1951) fra gli Anni Ottanta e Novanta sperimenta un elemento che gli è familiare (è di Nizza): l’acqua. E naturalmente il mare. Redolfi si pone il problema di una musica fruibile “attraverso l’acqua”. Nel 1996 realizza due grossi progetti, Liquid Cities e Nausicaa, ambientati in grandi piscine dove il pubblico, in costume da bagno, è immerso nell’acqua e ascolta la musica che si diffonde nel liquido con particolari dispositivi. Nello stesso tempo i movimenti dei corpi nell’acqua inviano input al software che modifica il suono, mentre una telecamera subacquea rinvia le immagini dei nuotatori su un grande schermo, evidenziando l’influire dei gesti sul modificarsi del suono. L’installazione si interroga sul rapporto individuo, musica e ambiente, cercando di riportare a un livello di immediatezza primaria la percezione della musica, associandola al benessere del feto immerso nel liquido amniotico e in ascolto del battito del cuore materno. In questa installazione la visione di una fruizione diversa della musica aderisce alle linee delle ricerche dell’avanguardia musicale. John Cage per primo, con la sua ricerca di spazi performativi che liberano la musica dalle sue coordinate tradizionali, dai suoi spazi consacrati. Anche il rapporto fra musica programmata e musica “random” provocata dai movimenti dei nuotatori rientra in una delle scelte di aprire al “caso” l’opera.

I CONCERTI SUBACQUEI

Il lavoro di Redolfi testimonia insieme la fedeltà alle scelte della musica contemporanea e quanto i nuovi media ne possono ampliare le possibilità di realizzazione. A questi lavori sono seguiti i “Concerti subacquei”, varianti di interventi dove il rapporto fra suono e ambiente richiede che musicista e pubblico si immergano con maschere e respiratori in grandi piscine e anche nel mare. Dopo aver sperimentato a lungo nel campo delle sonorizzazioni di spazi, Redolfi ha realizzato un progetto a cui teneva da tempo, la sonorizzazione di un grande acquario marino in Francia, utilizzando le immagini dell’acquario come video viventi per una musica che ha la sua ispirazione nella liquidità dell’elemento marino. Edgar Varèse diceva nel 1917: “La musica ha bisogno per vivere e vibrare di nuovi mezzi di espressione e solo la scienza può infonderle un vigore giovanile…”.

‒ Lorenzo Taiuti

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